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Storia del giornalismo : la terza pagina del giornale d'Italia

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L'analisi della nascita della pagina della cultura nel giornalismo Italiano nei primi del novecento è stato uno studio che ha portato a toccare tematiche storiche, letterarie e culturali in genere di ogni tipo. In questo sito, infatti, convergono argomenti che vanno da Napoleone Bonaparte e Galileo Galilei, passando per Dante Alighieri ed Alessandro Manzoni. Anche temi scientifici e storici come l'emigrazione italiana in America o Charles Darwin e l'evoluzionismo. Buona lettura.

Nell'ambito della storia del giornalismo un posto di particolare rilievo occupa l'invenzione della terza pagina, ovvero di una pagina di impostazione prevalentemente culturale che contribuisce ad arricchire e a valorizzare il contesto in cui essa è inserita. L'obiettivo di questo lavoro è quello di seguire, nelle sue linee essenziali, lo sviluppo diacronico di tale creazione e di sottolinearne il carattere fortemente innovativo, strettamente legato alla personalità del suo ideatore e al contributo, a livello di contenuti e di forma, che essa ha apportato. L'invenzione della terza pagina , databile all'inizio del XX sec. si inserisce in un processo di sviluppo del giornalismo che eredita e fa propria la forte tradizione del giornalismo inglese e di quello lombardo veneto. (1)

Il giornalismo in Francia e Inghilterra

Il giornale moderno era nato infatti nel clima del primo Illuminismo dalla fusione delle gazzette periodiche con la letteratura pamphlettistica, di tono prevalentemente polemico e satirico, in un contesto ideologico molto particolare, in cui il ceto intellettuale si apriva alle idee di riforma e in cui si andava affermando la libertà di stampa. Il giornalismo inglese, per primo, (è questo il caso del trisettimanale "The Review" "1704" di D. Defoe, del "Tatler" "1709" e del "The Spectator" "1711"), si era aperto al mondo della letteratura con l'introduzione di novelle filosofiche pubblicate a puntate nelle ultime pagine del giornale ; in particolare lo "Spectator" impegnato su temi e polemiche di rinnovamento sociale e politico aveva fornito un modello e un punto di riferimento a celebri periodici italiani quali la "Gazzetta Veneta" di G. Gozzi, la "Frusta letteraria" di G. Baretti e soprattutto "Il Caffè" dei fratelli P. e A. Verri (1764). Parallela era stata la pubblicazione di periodici più strettamente impegnati in campo culturale e filosofico sul modello del parigino "Journal des Savants". In seguito nel vivace ambiente della Francia orleanista si era cominciato a diffondere e a far presa sulle masse il giornalismo popolare, meno impegnato ideologicamente ma indirizzato a un gran numero di lettori, arricchito dalla pubblicazione di opere narrative a puntate, i famosi "feuilletons" ( tra i tanti fogli francesi di questo genere di pubblicazioni, esemplare resta "La Presse" di E. de Girardin ) che a partire dalla metà del XIX sec., furono diffusi anche in Italia con il nome di "romanzi d'appendice".

Il giornalismo tra cronaca, politica e cultura

Insomma, settimanali, periodici o quotidiani che fossero, essi presentavano un carattere complessivamente culturale oppure nell'ambito di altri temi (politici, sociali, ecc.) si limitavano a riservare uno spazio ridotto alla pubblicazione di opere narrative, in genere ancora sconosciute. Ed è probabilmente per questo motivo, come sottolinea il Falqui (2), che nessuno tra questi giornali fu in grado di individuare la formula giusta in grado di garantire un'adeguata connessione tra letteratura, politica, cronaca, attualità, finendo per morire lentamente dopo un grande entusiasmo iniziale e lasciando aperta la strada a diverse alternative.

Letteratura e giornalismo

Tra queste una funzione di anticipazione e una sorta di simbiosi tra letteratura e giornalismo prima della creazione della terza pagina venne svolta in Italia dalla pubblicazione della pagina letteraria festiva ("L'Opinione" e Il Fanfulla"), dall'introduzione nelle pagine di rubriche quotidiane di varietà ("L'Opinione", 1889) e dall'inserimento saltuario della materia culturale che ebbe poi ampio sviluppo la domenica, quando il giornale usciva in otto pagine ("Il Giorno" 1899). (3) Soffermando pertanto l'attenzione sulla situazione della stampa italiana del primo '900 si può affermare che rispetto al passato, immediatamente posteriore all'unificazione in cui il giornalismo aveva incontrato molte difficoltà oggettive (analfabetismo diffuso, limitazione dei diritti politici, mancanza di un'identità linguistica nazionale corrosa dalla sopravvivenza ei numerosi dialetti, vendita dei giornali limitata ai botteghini delle tipografie e delle librerie e presente soprattutto nelle forme dell'abbonamento, inesistenza della figura professionale del giornalista)4, essa raggiunge un livello di sviluppo e di affermazione di grande rilievo.

Note:
1 - Enrico Falqui, Inchiesta sulla terza pagina (Torino, Einaudi, 1953) pp. 40-46.
2 - Enrico Falqui, Giornalismo e letteratura (Milano, 1969) pp. 16-20
3 - Un quadro panoramico della storia del giornalismo e dell'affermazione degli intellettuali nel lungo processo che approda allo sviluppo della terza pagina è fornito da A. Briganti, Intellettuali e cultura tra '800 e '900. Nascita e storia della terza pagina (Liviana Editrice in Padova, 1972) pp.60